L’esperienza del terapeuta

L’esperienza del terapeuta

La capacità di attingere dall’esperienza è una caratteristica fondamentale per il terapeuta. In una società che vuole sempre di più standardizzare e omogeneizzare la formazione, ci si dimentica troppo spesso il valore dell’esperienza personale dello psicologo. L’aver attraversato crisi, cambiamenti, trasformazioni interiori ed esteriori, l’avere conosciuto mondi e realtà diversi, sono il più grande bene in nostro possesso, che possiamo mettere a disposizione degli altri. Naturalmente con l’espressione “fare esperienza” non intendo il numero di situazioni che ci si è trovati a vivere, sarebbe banale. Quello che conta è ciò che si è potuto apprendere, il significato che si è riuscito a dare al nostro vivere, e che presuppone un grande lavoro di elaborazione.

Le esperienze più difficili da elaborare, ma che ci possono arricchire di più, sono quelle che riguardano il dolore e la perdita. Attraverso la sofferenza si impara, come pronuncia il coro nell’Agamennone di Eschilo. La capacità di riuscire ad integrare i momenti più duri nella nostra vita, a personalizzarli, e a costruire un senso autentico è la chiave per “fare esperienza”. Per questo ritengo che l’esperienza non sia correlata tout court con l’età anagrafica, ma possa crescere con l’avanzare della vita in una persona con una buona capacità di elaborazione. E le esperienze positive? Non sono assolutamente da sottovalutare: la capacità di provare ed esprimere gioia, di trattenere dentro di noi ciò che di buono abbiamo ricevuto sono ugualmente fondamentali.

Allora il terapeuta non può prescindere dall’esperienza se vuole identificarsi meglio con chi gli sta davanti, e leggere con apertura gli avvenimenti, i contesti, le emozioni che hanno caratterizzato il suo vivere. Se abbiamo vissuto pienamente le sfumature dei colori della vita, allora potremo riconoscerle e darle un nome nel racconto che il nostro paziente ci porta. E quando non ci riusciamo, possiamo sempre rimanere in una posizione di apertura, e apprendere dalle esperienze del paziente e, insieme a lui, costruire un significato di ciò che sta attraversando. In questo modo all’interno della relazione di cura si ha sempre la possibilità di attingere ad un arricchimento reciproco.

Ho l’impressione che nei tanti discorsi sulla formazione dello psicologo ci si dimentichi troppo spesso dell’importanza di fare esperienza, di incontrare l’alterità, di conoscere le narrazioni di culture e visioni del mondo diverse. Si può dire, parafrasando un’espressione di Carl Gustav Jung, che il terapeuta debba aspirare a una vita completa e non perfetta, in cui identificare il proprio sé con una vasta gamma di situazioni e vicissitudini